UNA PROVOCAZIONE.
MONOLOGHI A MAIORCA

1. Maiorca
Maiorca in sé e per sé non m‘interessa. […]
Il mio compito […] è di dar vita a qualcosa con la mia testa, cioè: scrivere libri, oppure allineare frasi, pensieri, uno dietro l’altro. Qui riescono meglio che non là.
Quando in Austria sento l’acqua alla gola, allora vengo quaggiù - è ideale.
[…] per il lavoro, la cosa più importante […] è di stare in un paese del quale non si comprende la lingua. Si ha costantemente l’impressione che le persone dicano solo cose gradevoli e parlino solo di importanti questioni filosofiche. Quando invece da noi comprendiamo la lingua abbiamo l’impressione […] che si dicano solo fesserie.
Così le fesserie in Spagna per me diventano un discorso filosofico.
[…] la ragione per cui scrivo è che molte cose sono sgradevoli. Se tutto fosse gradevole non sarei in grado di scrivere niente. Nessuno scriverebbe.
[…] sarebbe proprio stupido scrivere quando una situazione è piacevole, perché bisogna lasciarsi andare a ciò che è piacevole, bisogna approfittarne.
[…] Ma poiché, appunto, come detto, una condizione piacevole esiste solo per poche ore o per un breve periodo, si continua a scrivere.
2. Filosofia
Della collera verso gli altri non serve preoccuparsi, perché per la maggior parte del tempo gli altri sono molesti.
Quando si é in un caffè e si sta bene e alla fine bisogna pagare, in fondo, già solo per questo, si sente una certa rabbia […] quando attraversiamo la strada e arriva un’auto, andiamo in collera. Ma perché deve arrivare proprio adesso che sto attraversando, l’auto?
[…] un vero stato di benessere […] Lo scroscio dell’acqua, il sole che splende, tutti questi spagnoli e inglesi che non si comprendono. Un combinazione di circostanze ideale, che però non durerà a lungo.
Improvvisamente cade di nuovo un qualche fulmine su questo insieme e distrugge tutto […] Quando ci si scontra ininterrottamente con tutto, questo sfinisce la vita. Solo negativo, non esiste proprio. E’ un’idiozia.
[…] E’ così comodo poter dire: “Questo è un folle”, vero? E questo per tutta la sua vita resta un folle, no? E viene sempre definito “folle” fino alla sua morte. […] E da ciò i critici e le persone con cui abbiamo a che fare non si discostano più.
[…] E io, probabilmente, resto per tutta la vita lo scrittore negativo. Ma devo dire che mi trovo molto bene in questo ruolo, perché non mi irrita per niente […] la gente dice che io sono uno scrittore negativo e, al tempo stesso, che sono una persona positiva. Dunque? Non può succedermi nulla, o no? […] Trovo tutto molto piacevole. Soprattutto quando sono lontano da casa.
Il materiale per il comico si trova sempre dove c’è un bisogno, una mancanza. Una qualche menomazione fisica o mentale, no? […] Uno deve zoppicare o vedere con un occhio solo o inciampare ogni tre passi oppure gli esplode il didietro e spara fuori delle candele [ride] o qualcosa del genere. […] Delle cose del tutto normali, del cosiddetto “Normale” non ha finora mai riso nessuno al mondo.
E poi ce la si ride anche. Quando ci si fa male, o no? Allora si ride di gusto. Quando mia nonna si bruciò con il fornello, ho riso come un matto. Quando per intere settimane non succedeva nulla, in casa non si rideva … per intere settimane. Era per così dire tutto insipido.
[…] A volte le persone … quando io scoppio a ridere - già mentre sto scrivendo oppure dopo, quando leggo la correzione, scoppio a ridere di gusto - loro non trovano per niente che sia da ridere. Questo davvero non lo capisco. O no?
Per esempio se leggiamo “Frost” […] a dire il vero c’è da scompisciarsi dalle risate, ogni momento. Mah, non so, la gente non ha senso comico? oppure no? Non lo so.
[…] Quando mi annoio o è un periodo tragico, apro uno dei miei libri. E’ una delle cose che mi fa subito ridere.
Beh, non significa che io non abbia scritto anche frasi serie nel contempo … in modo che le frasi comiche si possano tenere insieme. E’ il collante.
Il “serio” è il collante per il programma comico, non è così?
Ovviamente, possiamo anche dire che è un “programma comico filosofico”
[…]
Naturalmente una filosofia asciutta, solo seria, non fa ridere, è terribilmente noiosa, no? Ma con Schopenhauer posso anche ridere. Quanto più è ostinato, quanto più fa ridere. Solo che la gente prende tutto terribilmente sul serio.
Ma come si può prendere sul serio qualcuno che è sposato con un barboncino [ride]? […]
Questi sono i più grandi buffoni della storia: Schopenhauer, Kant, cioè in fondo più seri. E di questi fa parte anche Pascal, con quel suo modo cattolico, misterioso, religioso.
[…]
3. Innocenza
Io scrivo sempre solo di paesaggi interiori, e questi la maggior parte delle persone non li vede. Poiché non vedono quasi nulla dentro di sé […]
Credo di non aver mai descritto un paesaggio, in nessun libro. E in effetti non ha proprio senso. Io scrivo sempre solo dei concetti, cioè: mare o montagne o città, strada […] Non ho mai fatto la descrizione di un paesaggio. Non mi ha mai neppure interessato.
Osservo costantemente […] una persona nel sonno osserva anche più intensamente di quando è sveglia, cioè nel sogno, o almeno in quello che definiamo sogno.
Innanzitutto non sapevo di avere un padre […] ho anche sempre pensato di non avere degli organi come gli altri che stavano con me […]
il mio migliore amico di allora […] nel giro di un paio di giorni morì: di peritonite. Allora ho pensato, dio mio, il povero Fakler Gusti, è morto perché aveva una peritonite! Io non ce l’avrò mai, perché io non ho nessuna appendice, probabilmente.
[…] Credo di aver avuto una decina d’anni, quando ho realizzato che anch’io avevo degli organi a causa dei quali si può morire.
Dunque l’idea era: nessun padre e nessun organo, assolutamente nulla di me che potesse essere mortale.
[…] a quindici, sedici anni, ecco, allora mi sono reso conto: no, no, mio caro, anche tu, vero?, seguirai il destino di tutti gli altri corpi. E la morte stende la sua mano anche verso di te, e la stringe a suo piacimento, no?
[…]
E la sessualità - è proprio con essa che fa la sua comparsa questa corporeità, comunque, si tratta in questo caso di desiderio e, prima ancora, è solo uno stato di sospensione.
[…] nel momento in cui qualcosa si è mosso, e ho notato, diciamo, ah ah, qui ci sono delle forze molto misteriose che all’improvviso ti spingono verso determinati oggetti, mi sono ammalato gravemente, in pericolo di vita. Perciò per molti anni è stato tutto molto circoscritto e limitato. […] E quando poi sono uscito, ero piuttosto stanco e un po’ debole. Però, no, fra i 22 e i 30 anni, allora già, mi pare, era tutto a posto e normale. E anche con grande godimento, con tutto il su e giù - detto in senso letterale e figurato. Non deve sentirsi in imbarazzo. Al mare non ci si imbarazza per nulla.
[…] Poiché vergognarsi della Natura, che è la cosa più normale che ci sia, sarebbe un’assurdità. Sebbene sia repressa ovunque. Ovunque si guardi, ci sono un sacco di persone che sono pudiche […] E in fondo, vanno tutti in giro come delle mezze porzioni, perché non vivono pienamente.
[…] Sono un insieme di codardi, di “Non-ho-il-coraggio-di” .
4. Prospettive
Tutto dipende dalla prospettiva. Ognuno ne ha una diversa. Per fortuna. E ognuno di noi ha sempre quella giusta. Anche quando gli altri sostengono il contrario. Per ognuno la propria prospettiva è sempre quella giusta. […]
In fin dei conti è tutto un inganno. Detto in modo esagerato, uno gigantesco. Solo che tutti gli esseri umani, fintanto che sono in vita, ci stanno benone dentro questo inganno, non è vero? […]
Senza questo inganno tutto crollerebbe e non ci sarebbe più nulla. Il mondo nel suo insieme è un inganno, no? e anche il regno dei cieli lo è, e lo è anche l’inferno.
Quindi c’è un inganno sopra, sotto e un inganno qui, dove viviamo, cioè sulla terra. E quando moriamo, anche questo è un inganno.
[…] Ho sempre creduto nel Paradiso. Già da bambino. Invecchiando ci credo sempre di più. Perché il Paradiso è qualcosa di molto bello. Lassù le persone portano sempre dei vestiti bianchi, freschi di bucato. […] perché tutto è pulito e puro a priori. Non vedo l’ora. Siamo del tutto senza peso, ci libriamo sopra tutto. Nessuna filosofia ci può più imbrogliare o raggirare.
Il paradiso è l’ideale. Dunque sono uno dei pochi che crede veramente nel paradiso. All’inferno non ci credo. Per me è troppo sporco, troppo caldo, troppo nero, troppo spaventoso e il paradiso non è nulla di tutto questo!
Era molto bello il cimitero […] una stagione letteraria come questa non è altro che l’inaugurazione di un cimitero. Le centinaia di migliaia di novità presentate a Francoforte sono come centinaia di migliaia di nuove tombe, con corone di carta, tutto un fruscio.
[…] L’amore è tutto. L’amore può essere tutto. Perché tutto quello che c’è nel mondo può essere amato da qualcuno. Quindi l’amore comprende tutto. Con la parola Verità è già diverso, non è proprio così esatta.
L’amore non si può descrivere. Dell’amore si può solo scrivere. La parola amore la si può solo scrivere, ma Amore non si può descrivere. […] Neppure nei film di second’ordine, anche lì l’amore non viene descritto, solo svenduto. Quando si descrive l’amore è una svendita, una rappresentazione scadente.
5. Religione
Sono molto religioso ma senza alcun credo. La religione non è necessariamente legata a un credo. Questo vale solo per le vere religioni, quelle registrate […] perché queste con il credo ci lavorano. Ma io non ho veramente bisogno di questo[…] Questo è il Signore Iddio dato in concessione, non è così? Non deve essere così.
Da ragazzo e cattolico si fa sempre la comunione e prima ci si va a confessare. E ogni volta che io entravo nel confessionale, me la facevo sotto. Per il terrore, davanti al buon dio […] E avevo timore dei santi. E ogni volta che mi inginocchiavo, era già tutto bagnato. […] Tutto questo ha delle conseguenze. In questo senso la chiesa ha molto da riparare nei miei confronti, ma purtroppo non può farlo, perché è troppo stupida. Ha la vita di una persona sulla coscienza, la chiesa, poiché mi ha spinto a farmela addosso in confessionale, logicamente. Ha avuto degli effetti tremendi su di me.
[…] quanto prima si è confrontati con le atrocità, tanto è meglio per noi, no? Perché ci si arma, per così dire. Si diventa sempre più forti. Il punto dove si batte, dopo diventa più resistente. Le cicatrici non si lacerano più. E’ molto vantaggioso.
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L’infanzia non è sempre solo minaccia, ma anche ricatto. […] i bambini sono molto più furbi dei genitori. Perché i genitori, anche quelli giovani, di fatto sono già fossilizzati […] I bambini sono molto freschi, le vene scorrono, tutto è più scattante e scorre meravigliosamente. Per questo i bambini vedono tutto con molta più chiarezza. Gli adulti vivono solo nell’illusione e i bambini vivono veramente, questa è la differenza. Dai venti in poi viviamo solo nell’illusione, no? Di fatto viviamo solo attraverso i libri, attraverso quello che abbiamo imparato e quello che ci è stato detto.
[…]
Dove c’è potere, prospera anche al corruzione, logicamente. Per questo la gente che ha potere viene derubata abbastanza presto del proprio potere. Non appena diventano stabili, succede come con l’edera intorno all’albero. Un rampicante.
[…] E’ così dappertutto. Persino in uno stato come il nostro i cani sciolti vengono totalmente isolati e quindi polverizzati e resi innocui
[…] Nero o rosso, i politici sono sempre la stessa marmaglia. Senza ispirazione, bramosi di affari – di fatto sempre mostruosi. Lavorano solo con l’ipocrisia, esattamente come la Chiesa. E ogni piccolo politico impara già da bambino, andando alla messa domenicale, come si fa ad arrivare al potere. Perché ogni piccolo parroco mostra questo alla comunità
[…] proprio menzogna e ipocrisia hanno costituito il mio primo confronto con la Chiesa. […] Le persone hanno bisogno di questo, e dunque è di nuovo qualcosa di utile, no? Ci sono milioni che senza la Chiesa sono disperati.
E’ così, come quando ai giovani si strappano dalle mani le riviste oppure quando agli anziani si toglie il libro delle preghiere. […] Una specie di rivista […] si è mantenuta bene a lungo, fino ad ora, e con la tiratura più grossa.
6. Papa Tommaso I
Farei volentieri il Papa […] Ma temo che non diventerò più Papa nella mia vita.
Anche i titoli dei poeti mi sono vietati. Né Principe Poeta, né Poeta Conte e neppure Poeta Barone e neanche più liberamente Poeta Magnifico
[…] Ma c’è già stato un santo Papa Tommaso? No!? Allora mantengo il mio nome, Papa Tommaso I.
E il Palazzo del Papa mi ha sempre molto impressionato. […] sul retro del palazzo papale abita il carpentiere. Davvero! […] quando ci passai davanti circa 15 anni fa più o meno[…] mi ha incredibilmente impressionato che le mutande del Papa e del piccolo carpentiere di Castel Gandolfo […] svolazzassero nel vento una accanto all’altra.
Allora ho pensato che la Chiesa, se la si osserva da vicino, è sempre stata di una raffinatezza tale, che è comunque insuperabile […] Da una parte questo essere aristocratico, composto, grandioso, pomposo, e dall’altra questo accogliere tutto, dato che in qualche modo ci si affratella tutti […]
C’è un’opera “Zar e carpentiere”. Potremmo scriverne una seconda parte. Il Papa e il carpentiere, e nel primo atto, quando si alza il sipario, sventolano al sole le mutande del Papa e del carpentiere.
Tutto ciò che c’è al mondo è una grande opera teatrale, non è così? E anche il Papa è un grande attore […] Il Papa, e Ronald Reagan e Breznev […] in fondo anche questo è una specie di cabaret che talvolta si tramuta in grande teatro. […] Oggi è Carter, Reagan e Woityla, una volta erano il Duce e Hitler e Franco. Ogni tempo ha i suoi propri interpreti principali.
[…] Non a caso diciamo “scena mondiale”. Tutto quanto ha un suo senso. E’ tutto un grande teatro. Poi c’è il cattivo Khomeini, che entra da destra, no? entra in scena. E il piccolo Kreisky [Bruno Kreisky: Cancelliere austriaco 1970 al 1983] da dietro, che dice “i cavalli sono sellati”. E’ tutto molto divertente.
Beh, io non compaio certo sul palcoscenico mondiale. Quindi da qualche altra parte, sul graticcio forse […] sul fondale si muovono alcuni milioni o miliardi
[…] E la Dignità è rappresentata proprio dal Papa, non è così? Con il suo abito bianco. E l’Impenetrabile? Viene quasi sempre dall’oriente. Quindi il Rosso, l’Oscuro, il Temibile, no? In questo momento è Breznev […] Poi c’è il personaggio divertente […] Helmut Schmidt, per esempio.
Sono tutti dei compagni di bevuta, giovinastri che entrano in scena, grassi cugini. E’ un gioco di società. E il palcoscenico è piano e tondo come un mappamondo.
In fondo, quando si apre il giornale, si vede questo spettacolo di teatro. Per questo i giornali sono eccezionali, lì il sipario si apre ogni giorno.
7. Tutto teatro
La ragione principale per cui non vado a teatro è che le signore che siedono intorno a me hanno quasi tutte i capelli laccati e quando questo spray si mischia al sudore, non si riesce a sopportare nel raggio di quattro-cinque metri quadrati […] E’ una puzza incredibile, veramente che non si sopporta. Quanto più sono gonfie le pettinature, tanto più insopportabile è la serata a teatro.
[…] A Vienna basta andare a teatro, per vedere che recitano solo pensionati. A trent’anni hanno già diritto alla pensione. E i giovani attori, di fatto, sono già come vecchi pensionati. Non sulla spiaggia di Maiorca, ma sulla spiaggia della circonvallazione, recitano là sul palcoscenico del Burgtheater […]mettono in scena il peggior teatro del mondo.
[…] E’ tutto esagerato. Ma senza esagerazione non si può dire nulla. Perché se lei solo alza la voce, è già un’esagerazione, e allora perché la alza? Quando diciamo qualcosa, è già un’esagerazione. Anche quando diciamo solamente “non voglio esagerare” è già un’esagerazione.
[…] Batto sempre il ritmo con la punta del piede quando parlo […] Nel mio caso è del tutto contrappuntistico. Devo farlo, sono una persona musicale. Io batto il mio ritmo coi piedi per ogni cosa che dico. Non si riesce a farlo solamente quando ci si trova in sala operatoria, o si è legati, non è così? Solo che in quel caso non si è comunque tanto loquaci.
[…] non vede quello che intanto fa il piede. Tiene tutto insieme. E in questo modo, tutto quello che dico… ha qualcosa di sinfonico. Non è d’accordo?
Pare che tutte le persone muoiano con la musica in testa, ho sentito una volta. Quando tutto se ne è già andato, spirito, persone, ricordi, allora resta ancora la musica. E quando una persona è clinicamente morta […] in lei c’è ancora la musica.
Soprattutto poi arrivano i vermi e continuano a suonare. Arrivano dapprima nella coda dell’occhio. A seconda di quanto polifonica è l’orchestra, si capisce da quanto tempo uno è già morto. […] E qui sta la difficoltà per i medici legali, perché continuano a dibattere, ancora oggi, se veramente il primo verme salta nell’occhio sinistro o nel destro. E ci sono dei simposi, adesso sono molto di moda questi simposi della coda dell’occhio.
Mi sforzo continuamente di essere serio. […] E in effetti sono totale serietà. La totalità della serietà.
Ma lei mi guarda così, e in qualche modo la mia serietà … scivola nella frivolezza. […] sono davvero felice solo quando sono serio. […] Io amo la serietà.
[…] E’ di nuovo la morte. E’ sempre l’ombra della morte che mi accompagna, naturalmente sempre; e questo mi piace proprio perché mi garantisce la serietà, no? La morte è per me come uno strascico. Lo porto quando cammino, dietro di me. Cioè, non lo porto, ma mi sta attaccato e io lo trascino dietro di me.
[…] Non penso per niente alla morte, ma la morte pensa costantemente a me […]
è una prospettiva totalmente differente. […] Andare a casa significa morire, quindi l’essere morto, essere a casa, essere defunto. Lo dice già Pascal. Quando sei a casa, allora sei morto. Quiete eterna, eterno essere a casa. E’ la morte.
Per questo vado a casa poco volentieri. Perché quando arrivo a casa ho la sensazione, che lei sia già lì con la sua mano nera […] io entro e poi “Crac!”. Sento sempre questa pressione qui. Per questo, se guarda bene, ho anche una spalla più bassa qui, per via di questa pressione della morte. Nessuno in fondo me la può togliere, né asportare con un’operazione. E’ la mia paura, sta seduta sulla spalla destra.
[…] non è serio di nuovo, no? Perché se paragoniamo la morte con una tazza di caffè, di nuovo non è molto serio, anche se naturalmente si può paragonare tutto con tutto.
[…] Nel mondo, verità e menzogna giocano il ruolo principale in tribunale. E qui con la nostra opinione non arriviamo a nulla.
Un filosofo non ha nulla da dichiarare a un tribunale. Perché il giudice è un piccolo uomo invidioso dei filosofi, sotto una tonaca pesante, per lo più economica, ma nera, pesante. E lui odia tutto quanto, eccetto se stesso, perché tutto lo avvilisce.
[…] Quando ha mal di gola, allora prendi un anno in più; quando ha mal di testa, prendi 2 anni in più, se è malato di cancro, allora prendi l’ergastolo, perché lui ha una rabbia folle. E quando è di buon umore, allora te la cavi con la pena minima. Ma siccome tutti i giudici sono di cattivo umore, e io non ho mai visto un giudice di buon umore, c’è quasi sempre la pena massima.
[…] Ci sono solo i pregiudizi. I miei giudizi possono essere solo dei pregiudizi. In fondo ci sono solo pregiudizi […] Non c’è nessun giudizio. Intendo dire, esprimiamo continuamente dei giudizi sulle persone e sulle situazioni come dei giudizi, ma si tratta di pregiudizi. Purtroppo! Purtroppo! Purtroppo! E così si pregiudica il mondo intero ed è solo un pregiudizio.
Possiamo scambiare tutto. E’ il fascino, o meglio la grandezza della natura. Il dramma è … sì … sono gli esseri umani soprattutto […] grazie all’educazione e alla deformazione e soprattutto alla letteratura, sono […] inchiodati ai concetti. Tutti hanno dei concetti inchiodati nel cervello e così corrono continuamente in giro.
Questo è il vero dramma mondiale, no? Gli scrittori sono la stessa cosa. Dappertutto chiodi e concetti. Morte, vita, amore, castità, lussuria … tutto ciò. Questo è il vero dramma.
[…] Me ne sono dimenticato! L’immortale resta naturalmente. Adesso scordavo la mia immortalità. E‘ vero. Questo mi tranquillizza sempre, perché so che sono immortale, no? Eccome!
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