PROSPETTIVE


Straniamento[scrisse Brecht] da un evento o da un personaggio significa semplicemente prendere da questo avvenimento o personaggio ciò che è evidente, noto o ovvio e suscitare intorno ad esso meraviglia o curiosità.

FREDERIC EVEN, Bertold Brecht. La vita, l’opera, i tempi

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Che qualcosa venga visto come estraneo e quali forme di rapporto con lo straniero siano possibili varia a seconda della definizione dei limiti e dei modelli di organizzazione che regolano la relazione tra proprio ed estraneo. Così l’estraneo dell’uno non è l’estraneo dell’altro. La configurazione che assume di volta in volta dipende dalla prospettiva e dallo specifico mondo di senso, sicché non si può stabilire un’estraneità valida per tutti gli esseri umani.[…] Si può almeno distinguere tra estraneo, nel senso degli ambiti e dei contenuti di esperienza, ed estraneità, nel senso delle strutture e degli ordinamenti dell’esperienza.

MICHAEL WIMMER, Straniero in : Le Idee dell’Antropologia

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Tra le strane, illusorie parvenze che mi balenarono confuse davanti agli occhi, ecco la più strana: l’irsuto muso di un leone; l’orologio ha già battuto fragorosamente l’ora; dappertutto giallo grani di sabbia da cui mi guardano placidamente ispidi peli, e un muso; un grido: ‘Arriva Leone’… In questo strano avvenimento presero corpo per la prima volta tutte le immagini tetro-fluttuanti e i balugino-miraggi delle tenebre squarciate dalla luce; i raggi illuminarono i labirinti; tra le zone gialle, intrise di sole, vedo me stesso: ecco lì un rondò orlato di panchine, e sulle panchine scure -figure di donne, come immagini della notte: sono le njanie; tutt’intorno, nella luce, attaccati agli scuri lembi delle loro sottane – i bambini; nell’aria
- la curiosità di cento nasi; e in mezzo a tutto- Leone. […]
A distanza di vent’anni discorre con un compagno d’università.
Dipingo a vivide tinte la mia infanzia: la vecchia e i mostri;
parlo del cerchio e del leone, del suo muso giallo. Il mio compagno ride: -Ma via!... Il vostro muso di leone è una fantasia.
-Certo: un sogno… -Non un sogno: una fantasia, un’invenzione…[…]E’ questo il punto: non l’avete sognato… -? -Avete semplicemente visto un sanbernardo…
-Un leone… -Ma certo: Leone…
-? -Cioè il sanbernardo ‘Leone’
-Come sarebbe? -Anch’io ricordo ‘Leone? -? -Ricordo il muso giallo… non di un leone… ma di un cane.
-?? -Il vostro muso di leone è una fantasia: il muso apparteneva a un cane sanbernardo che si chiamava ‘Leone’. -E come lo sapete? -Da bambino abitavo vicino alla piazza Sobac’ ja… Mi portavano spesso a passeggio sul rondò; è lì che ho visto Leone…Era un cane buono , ogni tanto faceva una capatina nella piazzetta; teneva tra i denti una piccola frusta; noi avevamo paura e scappavamo via urlando… -E ricordate il grido ‘Arriva Leone’? -Certo che lo ricordo…

Leone in Kotik Letaev, BELY, cit. in Teoria della prosa di VICTOR SKLOVSKIJ

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Lo straniamento, per la sua struttura, è spesso simile sull’enigma, cioè ricorre a una sua trasposizione dei segni dell’oggetto. In Tolstoj la funzione principale dello straniamento è data dalla coscienza.[…]
Tolstoj spesso illumina le cose come se le avesse appena viste, senza nominarle, ma elencandone i segni. Ad esempio, in una descrizione non dirà -betulla-, ma scriverà: -un grande albero frondoso, col tronco e i rami bianchi, chiari–. Questa è la betulla e soltanto la betulla, ma è descritta da una persona che sembra ignorare il nome dell’albero e si meraviglia di una cosa insolita.

VICTOR SKLOVSKIJ, Teoria della prosa

 

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