AUTOMATISMI

[…]nel campo della psichiatria lo straniamento assomiglia, grosso modo, al processo mediante il quale il paziente è indotto a uscire psicologicamente da se stesso e ad osservarsi. Egli viene rimosso dalle sue abitudini solipsistiche, da tutto ciò che accettava senza riserve come normale e abituale, ed è spinto a vederlo come sempre più strano. Egli passa da una supposta normalità ad una più autentica normalità, e così si trasforma. La validità del suo cambiamento è giudicata in base alla sua capacità di ‘funzionare’, di agire. Egli si è avvicinato maggiormente alla realtà. L’incantesimo del ‘consueto’ (cioè il cerchio della malattia mentale) è stato spezzato. L’uomo che era un ricevente passivo e un sofferente in balia di qualche forza a lui ignota diventa in grado di dirigere attivamente il corso della propria vita. Egli si è liberato dall’ ‘incubo delle abitudini’.

FREDERIC EVEN, Bertold Brecht. La vita, l’opera, i tempi

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Se studiamo con sufficiente attenzione le leggi della percezione non tardiamo ad accorgerci che gli atti abituali tendono a diventare automatici. Tutte le nostre abitudini procedono dalla sfera dell’inconscio e dell’automatismo. Per rendersene conto basta ricordarsi della sensazione provata tenendo in mano una penna per la prima volta o quando si è cominciato a parlare una lingua straniera, e confrontarla con quella che accompagna lo stesso atto alla sua millesima ripetizione. Le leggi del linguaggio quotidiano, con le sue frasi incompiute e le sue parole pronunciate soltanto a metà, si spiegano proprio ricorrendo all’automatismo di certi processi.

VICTOR SKLOWSKIJ, Teoria dello straniamento

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I mutamenti di ciò che è consueto sono più accessibili dei mutamenti di ciò che è radicalmente nuovo, perché il nuovo viene sentito come fortemente contradditorio.

VIKTOR SKLOVSKIJ, Teoria della prosa

 

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